
Nel periodo ellenistico
la difficile fedeltà all’Alleanza
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Alessandro Magno e l'ellenismo
Mentre in Italia si allargava il dominio di Roma, Alessandro Magno riuscì a impadronirsi dell'Impero Persiano. Il suo progetto, solo parzialmente interrotto dalla sua precoce morte, era quello di fondere l'elemento greco, politicamente e militarmente dominante, con le culture antiche del vicino Oriente.
In questo progetto di fusione nasce appunto la civiltà ellenistica dove la lingua greca era la lingua franca e dove vennero fondate molte città come Alessandria in cui si cercava una fusione tra grecità e civiltà più antiche. Anche dal punto di vista religioso si attuano delle forme di sincretismo dove, per esempio, gli dei greci vengono identificati con gli dei egizi. Lo stesso Alessandro Magno poi favorì anche l’ibridazione etnica facendo sposare dei suoi comandanti con delle donne della alta aristocrazia orientale.
Dopo la sua morte ci fu un periodo di guerra durato circa 40 anni tra i suoi generali, i cosiddetti diàdochi, e alla fine si creano tre grandi regni ellenistici:
- la Macedonia con la Grecia, sotto Demetrio poliorcete figlio del diadoco Antigono,
- il regno dei Seleucidi che comprendeva Siria, Asia minore, Mesopotamia e Persia sotto il diadoco Seleuco, e
- il regno dei Lagidi, che comprendeva Egitto, Palestina, Fenicia e Cipro, sotto Tolomeo II, figlio del diadoco Tolomeo I, figlio di Lago (da cui il nome della dinastia).
la Bibbia tradotta in greco ad Alessandria d'Egitto.
Ad Alessandria d'Egitto c'era una numerosa comunità ebraica che si era ben integrata nella città e i cui membri parlavano bene il greco. È in quel contesto che viene tradotto l'Antico Testamento in greco: innanzitutto i primi cinque libri della Bibbia che prendono appunto un nome di origine greca, Pentateuco, come di origine greca sono anche Genesi, Esodo e Deuteronomio. Questo a metà circa del terzo secolo avanti Cristo.
In seguito l'intero Antico Testamento viene tradotto in greco con una traduzione che viene detta dei Settanta perché la leggenda vuole che sia sono stati tradotti da 72 saggi ebrei chiamati ad Alessandria dal re Tolomeo II, portata a termine il 72 giorni sull'isola di Faro.
In questa traduzione l’Antico Testamento fu usato dalla Chiesa Cristiana delle origini perché il greco era la lingua delle grandi città dove il cristianesimo cominciò a diffondersi.
La Bibbia dei Settanta venne tradotta inizialmente in latino dal greco, ma si rivelò una cattiva traduzione perché era la traduzione di una traduzione. Quella traduzione venne chiamata Antica Latina.
A questo problema pose rimedio San Girolamo che tra il 389 e il 405 tradusse direttamente dall'ebraico in latino tutto l'Antico Testamento tranne i libri non scritti in ebraico come il Siracide, la Sapienza e i Maccabei. È la Vulgata.
la Giudea sotto i successori di Alessandro Magno
Il territorio della Giudea venne conteso tra i i regni ellenistici dell'Egitto e della Siria (governati rispettivamente dai Lagidi e dai Seleucidi).
Sotto il dominio dei Lagidi ci fu maggiore tolleranza nei confronti della religione ebraica, mentre sotto quello dei Seleucidi, soprattutto sotto Antioco IV (175-163 a.C.), la religione ebraica venne perseguitata e questo provocò la resistenza armata dei Maccabei.
I libri dei Maccabei raccontano appunto la resistenza degli ebrei nei confronti dei persecutori stranieri e la loro fiducia nella resurrezione dei morti e nella provvidenza di Dio.
Va notato che a voler introdurre il paganesimo tra gli Ebrei non fu soltanto il potere straniero ma anche una parte degli stessi ebrei, animati da ambizioni egoistiche.
Il secondo libro dei Maccabei
I due libri dei Maccabei non seguono un ordine cronologico e il primo episodio, da un punto di vista cronologico, in realtà è contenuto proprio nel secondo libro. Si riferisce alla gelosia da cui era circondato il pio sommo sacerdote Onia, amato dai veri fedeli, ma odiato dal partito ellenistico che va a sollecitare l'intervento di un luogotenente del re Seleuco IV per sequestrare il tesoro del Tempio.
Recatosi a Gerusalemme egli viene fermato da un intervento soprannaturale di un angelo che gli appare in veste di cavaliere e gli impedisce fisicamente di mettere le mani sul tesoro del tempio.
opportunismi e infedeltà
Il brano che segue è tratto interamente da Esilio e ritorno, Jaca Book, Milano
L’insuccesso della spedizione di Eliodoro era stato un chiaro avvertimento, ma i Giudei ellenizzanti non si diedero per vinti. Presto Simone lanciò nuove accuse contro Onia e a Gerusalemme i suoi sostenitori provocarono dei disordini che causarono diversi morti. A questo punto Onia ritenne necessario difendersi dalle accuse di Simone e, visto che il governatore Apollonio sosteneva il rivale, si rivolse direttamente al re.
Purtroppo questa mossa doveva ulteriormente aggravare la situazione già precaria della Giudea. Proprio in quel tempo, difatti, si stavano verificando importanti cambiamenti alla corte di Antiochia. Seleuco IV era stato assassinato, sul suo trono era salito il fratello Antioco IV. Ancora una volta, però, la causa immediata del disastro fu un Giudeo, addirittura un fratello di Onia, di nome Giasone.
Approfittando del cambio di re, questi si presentò al sovrano e gli offrì una cifra ingente in cambio dell’investitura a sommo sacerdote.
Né si vergognò di promettere altro denaro nel caso gli venisse concesso di costruire un ginnasio, una specie di palestra dove venivano svolte pratiche sportive tipiche della cultura greca.
Antioco IV, che anche da autori estranei alla Bibbia ci viene presentato come un sovrano avido e sacrilego, rispose positivamente ad ambedue le richieste. Giasone si presentò allora a Gerusalemme e ben presto mise in atto il suo proposito. Rinunciò alle leggi di esenzione che garantivano ai Giudei una certa autonomia nel campo religioso e fece costruire il ginnasio.
Come sottolinea l’autore biblico, il desiderio di essere alla moda giunse al punto che i figli delle famiglie benestanti di Gerusalemme portavano il petaso, il cappello a larghe falde, tipico dei giovani greci. La religione, la cultura, le tradizioni propriamente giudaiche correvano dunque il rischio di estinguersi di fronte al prevalere della cultura greca, ma la provvidenza di Dio si apprestava a punire i Giudei infedeli proprio attraverso quegli ellenisti che essi tanto ammiravano.
Erano passati appena tre anni dall’elezione di Giasone che questi inviò alla corte di Antiochia una delegazione guidata da Menelao, fratello di Simone, l’ex amministratore del tempio, che tanto male aveva fatto ad Onia. Evidentemente, il tradimento era diventato un difetto di famiglia. Giunto ad Antiochia,
Menelao si presentò al re e gli offrì a sua volta del denaro in cambio della propria nomina a sommo sacerdote. Il commento dell’autore biblico non è scevro da una certa ironia: «Così Giasone, che aveva tradito il proprio fratello, fu tradito a sua volta da un altro e fu costretto a fuggire nel paese dell’Ammanitide», ad oriente del Giordano.
A Gerusalemme, intanto, faceva il suo ingresso Menelao, ma il modo stesso dell’elezione doveva causare nuovi disordini. Incapace di consegnare al funzionario di Antioco la somma promessa, egli stava già per cadere in disgrazia, quando il re fu costretto ad accorrere in Asia Minore per domarvi una rivolta.
Nel frattempo le sue funzioni erano svolte da un luogotenente di nome Andronico, di cui Menelao cercò di guadagnarsi il favore. A questo scopo sottrasse degli arredi d’oro dal tempio e li presentò in omaggio al luogotenente. Non lontano da Antiochia, si era rifugiato però il vecchio sacerdote Onia che, informato dell’accaduto, non esitò ad elevare la sua parola di dissenso e di biasimo. Fu l’ultima testimonianza del coraggioso sacerdote.
Su richiesta di Menelao, Andronico fece arrestare con l’inganno Onia e lo fece uccidere. Veniva così a mancare l’ultimo grande sostenitore della religione e delle tradizioni giudaiche, ormai i nemici di Israele non avevano più ostacoli sulla loro strada.
La profanazione del tempio di Gerusalemme
Giasone, che era stato allontanato dalla carica di sommo sacerdote, dopo la morte del sacerdote Onia credette fosse giunto il momento di riprendere il potere, data la supposta morte del re Antioco IV Seleucida. Qiesti veniva dato appunto per morto nel corso della sua spedizione in Egitto. Quella spedizione, volta ad impossessarsi dell'Egitto era sì fallita, ma il re era sopravvissuto e, tornato a Gerusalemme, fu preda di una devastante ira contro l'intero popolo ebraico rimasto fedele alla tradizione.
Quindi dopo aver ripristinato nella carica di sommo sacerdote Menelao, egli profanò il tempio e cercò di imporre a tutti una ellenizzazione forzata.
Al punto che si arrivò a officiare nel tempio un culto a Giove, cosa che fece parlare di “abominio della desolazione”: nel 167 a.C. il tempio diventò un tempio come tutti gli altri, con la presenza di estranei e di donne che vi praticano la prostituzione sacra.
Prima persecuzione religiosa
Il re non si limitò a trasformare il tempio in un tempio pagano, ma pretese che tutti, ebrei osservanti compresi, sacrificassero agli dei Greci e alle divinità pagane, partecipando alle feste pagane.
E qui abbiamo quella sorta di primi martiri che furono per esempio lo scriba Eleazaro che, costretto a mangiare carne suina, cercava di sputarla, preferendo così la morte alla disobbedienza alla legge.
Ci fu poi il caso della madre di sette figli chiamati poi Maccabei che si rifiutavano di mangiare carne ed altri cibi proibiti volendo restare a tutti i costi fedeli alla religione e alle tradizioni ebraiche.
Uno alla volta i sette figli morirono davanti agli occhi della madre pur di restare Fedeli alla legge nella speranza di un premio ultraterreno.
il primo libro dei Maccabei
A differenza del primo libro, che aveva una finalità principalmente religiosa, il secondo libro dei Maccabei racconta di una vicenda politica, ossia l'insurrezione contro la persecuzione di Antioco IV contro gli ebrei.
Il libro sarebbe stato scritto verso la fine del secondo secolo avanti Cristo da un autore bene informato sugli eventi.
La famiglia dei Maccabei avrebbe avuto come capostipite in un certo Asmon per cui si parla a volte anche degli asmonei.
Ma quando la vicenda dello scontro con Antioco incomincia, a capo della famiglia si trova Mattatia che aveva cinque figli: Giovanni, Simone, Giuda, Eleazaro e Gionata.
Mattatia rifiuta di obbedire all'ordine del re di Siria di sacrificare agli idoli e anzi indignato perché un giudeo stava seguendo l'ordine del re e offriva un sacrificio all'altare pagano, egli lo uccide in un impeto di rabbia e invita tutti gli Ebrei a ribellarsi.
Dovette così fuggire dalla città, lui e i suoi figli; ma a lui si uniscono molti ebrei. Dato che molti rivoltosi a Gerusalemme erano stati uccisi perché non avevano voluto difendersi in giorno di sabato, egli sostenne che quella situazione di emergenza era legittimo combattere anche di sabato.
Inizia così la rivolta e alla fine Mattatia muore lasciando come capo il figlio Simone e come capo militare il figlio Giuda Maccabeo.
Giulia Maccabeo sconfiggere ripetutamente le forze avversarie.
A più riprese Giuda Maccabeo deve guidare gli Ebrei a lui fedeli a resistere contro delle forze avversarie dapprima piccole poi sempre più grandi, fino a che lo stesso re Antioco IV gli manda contro un esercito che secondo la Bibbia era molto numeroso, 40.000 fanti e 7000 Cavalieri.
ma anche in quel caso Giuda Maccabeo riesce ad avere la meglio sia esortando i suoi ad avere fiducia nell'aiuto di Dio sia adottando delle tattiche strategicamente efficaci.
Al termine di questa prima serie di combattimenti Giuda riesce a riconsacrare il tempio che tre anni prima era stato profanato: lo fa il dicembre del 164 a.C.
Lo scontro con il nuovo re Antioco V
Dopo il primo round di combattimenti Giuda Maccabeo deve affrontare prima l'ostilità dei piccoli popoli a lui vicini ossia l'Idumea, Galaad e la Galilea. Su di essi egli ha la meglio quasi sempre.
Ma a un certo punto, come reazione alla conquista ebraica di una fortezza che sovrastava Gerusalemme quella di Acra, il nuovo re Antioco V decide di scagliare contro Giuda Maccabeo un esercito formidabile con elefanti.Episodio mitico quello del fratello di Giuda Eleazaro che si scagliò contro un elefante particolarmente protetto sul quale pensava che ci fosse il re. Egli uccide l'elefante che gli crolla addosso e a sua volta lo uccide.
La situazione ormai disperata si volge a favore degli ebrei per dei contrasti che scoppiano tra i nemici e che costringono gli attaccanti a una rapida pace con Giuda Maccabeo, a cui riesce in questo modo di farsi accordare la libertà religiosa.
parziali vittorie e inutile alleanza con Roma: la fine di Giuda Maccabeo.
Dopo le precedenti vittorie, gli ebrei ottennero una certa indipendenza religiosa ma Gerusalemme e il suo tempio restavano sotto la costante minaccia della fortezza dell'Acra e il sommo sacerdozio restava nelle mani di uomini venduti allo straniero.
Lo stesso sommo sacerdote, osteggiato da Giuda per le sue tendenze paganiggianti si rivolge al nuovo re Demetrio primo ma anche in questo caso Giuda Maccabeo riesce ad avere la meglio nella grande battaglia di Adasa, vicino a Gerusalemme.
Dato che la situazione rimaneva fragile, Giuda Maccabeo si rivolge a Roma e ottiene una sorta di trattato di controassicurazione come aiuto reciproco contro i nemici. Ma questo trattato, scritto su tavolette di bronzo, viene disatteso dai Romani quando i Giudei vengono attaccati dal re Demetrio: non trovano nessuna forma di aiuto da parte dei romani; anzi Giuda Maccabeo viene ucciso.
Gionata Maccabeo
Non ebbe le doti militari del fratello Giuda, a cui succedette, ma ebbe in compenso una maggiore abilità diplomatica.
Riuscì a raccogliere nella sua persona la carica di Capo politico e di sommo sacerdote, superando ostilità e obiezioni.
E riuscì anche a inserirsi abilmente nel contrasto tra il re Demetrio I e Alessandro Epifane che gli contendeva il trono, ricevendo da entrambi delle offerte interessanti. Egli optò per Alessandro, che poi si rivelò vincitore E gli offrì molti privilegi e una semi-indipendenza nazionale.
Ma, alla fine, anche lui si montò la testa e divenuto un alleato troppo ingombrante e pericoloso venne imprigionato con l'inganno e morì.